Pubblicato a Londra nel 1584, De l'infinito, universo e mondi rappresenta uno dei vertici della produzione bruniana e uno dei testi più destabilizzanti dell'intero Rinascimento europeo. Formalmente costruito come dialogo - secondo una tradizione che risale a Platone ma che nel Cinquecento aveva conosciuto nuove fortune - il libro mette in scena un confronto serrato tra posizioni divergenti, senza mai ridursi a una mera esposizione dottrinale. I personaggi - Filoteo, Elpino, Fracastoro, Burchio - incarnano atteggiamenti mentali prima che tesi filosofiche. Bruno costruisce un dispositivo dinamico, in cui la verità emerge per attrito, per urto tra visioni incompatibili. È una scrittura che pensa in movimento (...)